Libertà e Perdono sono stati i due temi del ciclo di incontri pensato da Mimamà e dal Centro Culturale di Roma nei mesi scorsi.

Un ciclo di incontri che nasce dal desiderio di giovani mamme che, nell’ affrontare le sfide di tutti i giorni, hanno il desiderio di un confronto e di un dialogo.

Libertà con i figli, libertà dei genitori, libertà nelle relazioni educative, di questo abbiamo parlato con Luigi Ballerini, psicoanalista e scrittore.

Chioccia, tigre, elicottero e spazzaneve sono i “modelli” genitoriali riassunti da Ballerini:

L’errore comune è un errore di sguardo, perché nessuno di questi modelli riesce a guardare il figlio come un soggetto pensante, cioè un soggetto che, fin da piccolissimo,sa giudicare, valuta, fa esperienza con il corpo, ascolta, vede, associa. Altrimenti questi figli non pensano mai: quando sono piccoli perché sono piccoli: cosa ne vuoi sapere tu? Quando iniziano a crescere un po’ sono preda degli ormoni dentro un’adolescenza che diventa una mutazione. E allora la domanda è: quando pensano? Quando diventano soggetti e c’è il passaggio dalla sottomissione alla soggettivazione? Sottomissione è tendenzialmente “fai come ti dico io”. Attenzione qualche volta bisogna dirlo! Poi però è diverso dirlo ad uno che penso sia un poveretto e diverso è dirlo ad uno che penso che, a seconda dell’età, è capace di giudizio.”

 Ognuno di noi può ritrovarsi più o meno descritto in uno o più modelli genitoriali con il rischio di guardare i figli come pongo da plasmare a piacimento, anche se con le intenzioni migliori; a questo proposito Ballerini ci ha aiutato a capire ancora di più cosa sia la libertà nel rapporto genitori-figli spiegandoci cosa significa essere eredi e generare un figlio.

La libertà ha a che fare anche con l’eredità, noi riempiamo lo zaino dei nostri figli e loro crescendo iniziano a guardarci dentro e decidono cosa tenere e cosa no, riguadagnano quello che gli abbiamo dato. Questo sguardo libera genitori e figli perché

la bellezza è che non sono un prodotto nostro. Il fatto che nell’andar male possano metterci qualcosa loro è una buona notizia, perché se andar male fosse solo colpa nostra c’è chi nasce sfigato e no: chi nasce sfigato cosa può fare? In realtà, la buona notizia è che ci ho messo del mio per andar male e posso metterci del mio per andar bene. Quindi in qualsiasi momento c’è la possibilità di una ripartenza.” 

Cosa significa invece generare un figlio? E cosa ha a che fare con la libertà? 

Vuol dire riconoscerlo come uno che, davanti alla realtà, se la giocherà lui, con il cuore che ha, in modo diverso da nostro. Generare vuol dire guardare il proprio figlio come uno spettacolo, permettergli di investire sulla realtà, manipolarla e giudicarla senza averne paura. 

Sentirsi perdonati per ricostituire se stessi” è il titolo dell’incontro con Franco Nembrini, pedagogista, scrittore e insegnante, con lui abbiamo parlato di cosa sia il perdono vero, con i figli e nelle relazioni educative. 

il perdono precede la colpa, non segue la colpa […] vuol dire che non è una gentile concessione di te che sei buono […] ma il perdono è un atteggiamento che hai di fronte all’altro che in qualche modo prevede già la colpa e sa già starci davanti […] ed è la cosa di cui ha più bisogno questa generazione di figli”.  

Il perdono non è legato all’errore, lo precede, è uno sguardo grande, un respiro a pieni polmoni davanti all’altro e davanti alla sua libertà, libertà di sbagliare cento volte ed essere amato lo stesso.

Per Nembrini il tema del perdono è il tema di tutta l’esistenza, che sta in piedi perché qualcuno ci perdona. Alla nostra domanda su cosa sia il perdono ha risposto cosi: “il perdono nel nostro lessico descrive l’atto concreto con cui abbraccio l’altro ma in realtà il nome completo del perdono è misericordia, la vita è misericordia. Se il perdono non è misericordia diventa un peso terribile, un ricatto”.  

Questa è una generazione che soffre per diventare grande, perché è una generazione che non va mai bene a nessuno, stressata da ansia di prestazione e il non andar mai bene distrugge la vita. 

Cosa serve dunque nella vita per essere felici? Essere amati per quello che siamo, voluti bene cosi come siamo, con i nostri errori e difetti; tiene su la vita qualcuno che ci vuole bene; di questo abbiamo bisogno tutti e anche i nostri figli. 

Qual è il problema decisivo oggi nelle famiglie? Riprendendo le parole di Papa Francesco, c’è un intera generazione di figli che sono orfani.  

È molto interessante come Nembrini ribalta la questione educativa dicendo che l’emergenza educativa oggi siamo noi, non i nostri figli; L’educazione non è un travaso nella testa dei figli delle nostre convinzioni seppur giustissime, ma la domanda che dobbiamo farci è cosa serve ad un bambino per far sue le cose giuste che voglio insegnargli? Non i richiami etici e nemmeno l’esercizio del potere, ma vedere genitori contenti, felici della vita.  

In attesa dei prossimi incontri di questo ciclo dedicato a famiglia e educazione, abbiamo imparato dai dialoghi con Ballerini e Nembrini che ciò che rende liberi noi e i nostri figli è “non avere il problema di educarti, ma vivere!”, avere come desiderio quello di offrire il mondo ai propri figli lasciando loro la possibilità di esprimersi, creare e sperimentare la realtà, come soggetti pensanti e capaci di giudizio, fin da piccoli.  

Abbiamo capito che dobbiamo riappropriarci delle nostre capacità di essere genitori, perché è solo un “certo sguardo” che muove i nostri figli, se vedono qualcuno che vuole così bene a se stesso e a loro, si accende la miccia.